Agricoltura e allevamento
Agricoltura e allevamento
L’uso intenso del territorio della Giara è testimoniato anche dalla presenza di ingressi, sentieri e mulattiere e dalla diffusione di fontane, abbeveratoi e ovili.
La cerealicoltura era praticata da tempi immemorabili: veniva coltivata ogni superficie disponibile, anche i terreni meno favorevoli, come quelli sul costone, erano lavorati sino agli anni 60 del 900: con la meccanizzazione agricola, i suoli di collina vennero abbandonati.
Il suolo e la vegetazione del pianoro sono particolarmente adatti al pascolo brado, che ha determinato una profonda modificazione della copertura vegetale, a causa anche delle pratiche ad esso connesse (incendio e disboscamento). Per gli ovini annualmente si operava una doppia transumanza: si andava sulla Giara ad aprile e vi si rimaneva sino a maggio-giugno, si ritornava poi da fine ottobre a novembre-dicembre. Le capre trascorrevano tutto l’anno sulla Giara, come i bovini.
Nel passato il pastore, se non riposava all’aperto protetto solo dalla sua mastruca, costruiva una capanna di strami piccola e rozza che distruggeva quando lasciava la Giara; nelle zone di proprietà privata esistevano, tuttavia, capanne destinate a un uso prolungato nel tempo, is barraccas. Esse, solitamente, si trovavano nei pressi delle tanche in cui erano custodite le greggi. La parte inferiore, circolare, era costruita con dei blocchi di pietra basaltica. Il tetto, conico, era sostenuto da una raggiera di tronchi convergente verso il culmine, ricoperta con rami di corbezzolo efficacemente intrecciati. All’esterno vi era l’ovile, con un recinto di mungitura (sa còrti) e su passiali, per l’allattamento. In posizione più defilata si trovavano i ricoveri dei suini (aílis). Gli ingressi di tutti gli edifici sono orientati a sud, per sfuggire ai venti di maestrale e tramontana.
