I cavallini

I cavallini

Il cavallino della Giara (equuscaballusjarae) non è autoctono: i più antichi reperti ossei ritrovati nell’isola risalgono alla prima età del ferro. Nel Medioevo questa specie popolava tutta l’isola, ma oggi li possiamo vedere solo sull’altopiano dove l’isolamento ha consentito la conservazione delle sue caratteristiche più note.

Nonostante lo status di cavallo selvatico, in passato sono appartenuti a famiglie locali che, con la pratica della marchiatura, ne attestavano la proprietà. Li usavano soprattutto per la trebbiatura,in quel periodo venivano catturati e portati a valle e non di rado venivano affittati da agricoltori di altri paesi della Marmilla e del Campidano. Durante la permanenza in pianura si provvedeva alla selezione dei capi: le cavalle vecchie e i maschi venivano venduti, mentre i capi destinati al perpetuarsi dell’allevamento, una volta esaurite le stoppie, venivano ricondotti sulla Giara.

Erano oggetto di un fiorente mercato che coinvolgeva i commercianti del Campidano rifornitori dei macelli locali e gli agricoltori che li acquistavano per il traino e i lavori agricoli. Il mercato si estendeva anche al continente. A partire dagli anni Quaranta del Novecento, il numero dei capi diminuisce a causa della crisi alimentare collegata agli eventi bellici e dell’introduzione della trebbiatura meccanica. Vengono quindi destinati alla sella e alla macellazione.

Per evitare un’ulteriore diminuzione del numero dei capi, dovuta alla macellazione e agli incroci con esemplari estranei, l’allora Istituto di Incremento Ippico di Ozieri (oggi AGRIS), negli anni Settanta del Novecento, ha avviato un programma di recupero selettivo, per ristabilire i caratteri primitivi. I cavalli venivano portati nei recinti e catturati col lazo (sa soga): i capi ritenuti sufficientemente puri erano marchiati con una “G” (Giara).